domenica 25 marzo 2018

B R O N X


Quando capita di vedere certe immagini in TV, nei reportages giornalistici, ci paiono cose sì impressionanti, ma lontane, improbabili nelle nostre realtà.

Quando invece le vedi di persona, e si trovano a pochi metri dal tuo ambito, dalla tua casa e dalla tua famiglia, ti risultano, oltre che impressionanti, pericolose sia socialmente che sanitariamente, e urgentemente necessarie di soluzione.

Avevo già sentito parlare della situazione del palazzo di via Garelli n° 3; l’unico caseggiato, tra i quattro che formano la zona delle case popolari, che non è abitato e che appartiene non all’ATC ma ad un privato cittadino. Ne avevo sentito parlare come di un luogo in cui, in assenza di controlli, persone senza fissa dimora bivaccano dappertutto, senza alcun rispetto per la proprietà e per le strutture.

Ieri ho partecipato con altre persone ad un sopralluogo, in rappresentanza del quartiere, invitati dal proprietario dell’immobile. Penso che qualcuno di voi abbia già visto sui giornali on line il resoconto fotografico della visita: diverse testate giornalistiche erano presenti. Mi aspettavo una situazione di degrado, di abbandono, di danneggiamento; ed in effetti questa è appunto la situazione che abbiamo potuto constatare. Ma oltre alle strutture vandalizzate, alle suppellettili asportate, agli impianti danneggiati, il nostro disgusto è andato crescendo man mano che ci addentravamo nei locali.








In ogni camera cumuli di immondizia mischiati a giacigli composti di stracci e lordume. Dappertutto sporcizia e rifiuti. Gli infissi scardinati, i vetri in frantumi, piastrelle divelte. Ogni parte di impianto asportabile, sparita. Ai piani più bassi, dei radiatori in ghisa sono rimaste solo le mensole di appoggio. E poi, l’orrore supremo per chi certe cose le vede solo in televisione: su un innocente, banale asse da stiro, l’armamentario per iniettarsi la droga: cucchiai, accendini , lamette e quant’altro serva allo scopo. Nelle cantine il consueto accumulo di materiale in cui si fatica a distinguere ciò che è immondizia dai giacigli improvvisati; e poi, in una accezione forse più snob, una tenda da campeggio montata in un garage, a proteggere la privacy. All’ingresso, citofoni distrutti; ogni serratura, ogni chiusura messa in atto per impedire l’accesso, divelta e bypassata. L’unica cosa che non è stata rubata, anche se facilmente asportabile, la bacheca con il regolamento di condominio; forse contenente argomenti troppo indigesti, troppo inconciliabili con l’ ”etica” dei vandali.


Ora per il nostro quartiere non è importante sapere di chi sia la colpa, di chi le mancanze, di chi la responsabilità; anche perchè da sempre, in questa nostra Italia, le responsabilità non sono mai di nessuno, o perlomeno il loro accertamento è paragonabile ad una fatica di Sisifo. Ora è importante che la situazione cambi in fretta, perchè questo fabbricato è una mina vagante sia dal punto di vista sociale che sanitario; tanto per gli abitanti degli altri fabbricati del complesso, come per la intera popolazione del quartiere. Nel brevissimo termine, per cercare di mettere una pezza, è assolutamente inderogabile una sorveglianza accurata del fabbricato, per evitare che si continui con questo andazzo. E poi per dare una soluzione definitiva al problema, auspichiamo che anche questo fabbricato, come gli altri tre, venga preso in carico dall’ATC, destinandolo ad essere abitato da sane, normali famiglie regolari che contribuiscano in questo modo a rafforzare il controllo del territorio. Un fabbricato vuoto, impossibile da chiudere per le reiterate intrusioni, rappresenta una tentazione troppo forte per i malintenzionati.

Non vogliamo che il nostro quartiere, un tempo tranquilla e sonnacchiosa frazione rurale, diventi il “Bronx” dell’albese. Chiediamo con forza che tutti quelli che hanno voce in capitolo facciano tutto quello che è in loro potere per risolvere questa situazione, senza rimpalli, prima che l’esasperazione della popolazione porti a conseguenze incontrollate.

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